Una storia per Alice

Drammaturgia: Roberto Repele
Regia: ARMITOteatro
Scenografia: Paola Benvenuto, Paola Ratto
Costumi: Elisa Gandelli
con l’assistenza di Chiara Giovannini

“Alice cominciava a non poterne
più di stare seduta senza far
niente…”

Questo è l’inizio del romanzo di L. Carrol “Alice nel paese delle Meraviglie” ed è il punto di
partenza di questo spettacolo, ovvero di come la noia può portare, se accolta e non temuta, alla
creazione di mondi fantastici. Ad essere pronti a inseguire un coniglio parlante nella sua tana e a perdere se stessi per potersi ritrovare. Ma la fuga dalla noia, come detto, è solo il nostro inizio.
Una volta entrata nel Paese delle Meraviglie, Alice comincerà un lungo viaggio in cui si ritroverà a cambiare molto spesso forma e aspetto. Personaggi sempre più strani la metteranno di fronte a domande fondamentali sull’identità, sull’accettazione del cambiamento e sul superamento di alcune regole imposte dal mondo degli adulti. Perché la realtà e la logica non appartengono al mondo delle Meraviglie, ma è proprio grazie alle “regole” che la realtà impone, che il mondo delle Meraviglie può esistere come suo opposto, come suo specchio ribaltato. La piccola Alice vivrà la sua avventura proprio in questo confine, in un continuo superamento di “quello che le è stato insegnato” e quello che di volta in volta si trova ad affrontare. La sua personalità viene messa alla prova da tutti i bizzarri personaggi che incontrerà nel suo cammino fantastico. Un vortice frenetico e multiforme la farà dubitare di tutto, dallo scorrere del tempo alle parole che utilizza, dal suo modo di pensare fino alla sua stessa
identità. E cos’è tutto questo se non “crescere”? Il dubbio rappresenta per Alice la possibilità di mettere in gioco le sue convinzioni e convenzioni, e comprendere qualcosa di sé che le permetterà di ritrovarsi rinnovata, eppure sempre se stessa, in una parola, cresciuta. E alla fine di questo splendido viaggio immaginario, quanto rimarrà di esso nella vita di tutti i giorni?
Questa libera rivisitazione dei due romanzi che vedono protagonista la piccola bambina (“Alice nel paese delle meraviglie” e “Alice attraverso lo specchio”) ha avuto un percorso drammaturgico e registico molto intenso. Partendo dai due testi, insieme con gli attori, si è andati a costruire il testo teatrale proprio sulle domande che esso ha suscitato. Cos’è l’identità? Come si sviluppa la concezione di sé? Come ci si rapporta ad un mondo che non conosciamo? Il tutto non perdendo mai di vista i cardini su cui si basa il linguaggio dei bambini: l’invenzione e il gioco. Ogni personaggio insegna (spesso involontariamente) qualcosa ad Alice, senza però voler mai farle la morale o imporle delle regole che sono invece tipiche del mondo adulto. La totale incoerenza logica, l’anarchia distruttiva e rivoluzionaria tipica del mondo dell’infanzia sono il grande noninsegnamento dei testi di Lewis Carrol e questo spettacolo vuole (o vorrebbe) rispettare questa forza espressiva, tentando di renderla comprensibile anche a tutti quegli adulti che molto spesso non riescono più a tradurla.