Giulia Grattarola

insegnante

Giulia incontra il teatro un giorno d’autunno, all’età di otto anni: ha un caschetto biondo in stile Fantaghirò e una vocina piccola piccola che non si sente mai. Questa è la sua prima vita.

Poi comincia la sua seconda vita, cresce, abbandona il caschetto e cambia la voce, ma il teatro no, quello rimane sempre; tra alti e bassi, la accompagna fino al liceo.

Poi il salto, vita numero tre: il giorno prima è all’Università e il giorno dopo un treno la porta a Roma, all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, che per dirlo tutto, quel nome, serve prendere fiato almeno un paio di volte.

Sono tre anni intensi, un vortice di esperienze, di emozioni, di incontri: Marco Baliani, Kristin Linklater, Massimo Popolizio, Luca Ronconi, Peter Stein, Charlotte Munkso, Lorenzo Salveti, Lilo Baur, Roberto Romei, Luigi Lo Cascio, Francesco Manetti, Massimiliano Farau e molti altri. Fa spettacoli in giro per l’Italia, vince un premio (Sandro D’Amico), vede tanti spettacoli, fa uno spot per il teatro, fa la rappresentante nazionale degli studenti del mondo dell’arte (CNAM), organizza un festival (ContaminAZIONI).

La quarta e la quinta vita sono un mistero.

E arriviamo così alla sesta, quella di oggi. Nella sesta vita, c’è ARMITO. C’è l’insegnamento, i laboratori teatrali, un film in concorso al Festival di Locarno (70 edizione, Fine di un amore – regìa A. Tamburelli), e poi altri film; c’è il cinema, la regìa, i videoclip, la voce. E il teatro. Quello c’è sempre. Pare non ci sia verso di liberarsene.

 

Canzone: Dog days are over di Florence + The Machine
Libro: L’occhio del lupo, Daniel Pennac
Citazione: “Io mi ribello, dunque esisto”,  A. Camus